XLIV EDIZIONE 2026

ALESSANDRO DRAGO

C0RSO DI PIANOFORTE E MUSICA D'INSIEME

 

"Secondo il metodo offerto dalla fenomenologia della musica"

 

10 - 16  AGOSTO

Per ascoltare e vedere il Mo Drago eseguire

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Alessandro Drago

si è formato musicalmente, alla scuola del M°. G.Agosti, sotto la cui guida si è diplomato al Conservatorio ‘S. Cecilia’ di Roma. In seguito, il prezioso incontro con il M°. F. Zadra, di cui Drago è stato per tre anni anche assistente a Lausanne (Svizzera), lo ha messo in contatto con una delle più importanti scuole internazionali di pianoforte, quella di V. Scaramuzza, maestro tra gli altri di Marta Argerich, B. Leonardo Gelber, D. Baremboim.  Di fondamentale importanza per il suo perfezionamento artistico è stata la frequentazione dei seminari di “Fenomenologia della Musica”, presso l’Università di Mainz (Germania), condotti dal grande direttore d’orchestra Sergiu Celibidache.  Dopo il debutto a Roma nel 1982 in occasione del Festival “Primavera di Roma” insieme a pianisti di fama internazionale come Magaloff, Gelber, Lonquich, Firckusny, Demus e Zadra, A. Drago si è esibito, con successo, regolarmente in Italia e all’estero.Ha suonato, come solista, in diverse istituzioni concertistiche e festivals della Germania, Austria, Svizzera, Argentina, Giappone, Russia, nonché per le società Filarmoniche di Tallin (Estonia), Riga (Lettonia), Tbilisi (Georgia). In Russia ha tenuto recitals anche al Conservatorio di Mosca, e, con l’orchestra, nella sala grande della Filarmonica di S.Pietroburgo.  A. Drago ha registrato per importanti emittenti radiotelevisive (Radiotelevisione Argentina, Russa e la Bayerische Rundfunk tedesca) e ha partecipato a trasmissioni radiofoniche della RAI e Radio Vaticana. Dagli anni ’90, ha affiancato all’attività solistica una intensa collaborazione artistica con il quartetto d’archi Rimsky-Korsakov di S.Pietroburgo, nonché con il clarinettista tedesco Klaus Hampl, il violista russo Aleksej Popov e i violoncellisti Luca Fiorentini e Francesco Sorrentino.  A. Drago ha suonato in diverse occasioni a Salisburgo, in recital e in duo con il violoncellista americano Robert Choi e con il violinista Luz Leskowitz. Già da molti anni si dedica con grande passione alla formazione e al perfezionamento di giovani musicisti, in Italia e all’estero, inoltre ha tenuto corsi e seminari di introduzione alla “Fenomenologia della Musica” presso associazioni musicali, l’Università di Sassari, e in alcuni Conservatori di Musica presso i quali ha insegnato.Attualmente A. Drago è docente di pianoforte presso il Conservatorio di Foggia

Quota associativa: Euro 170,00

Quota di frequenza del corso: Euro 200.00

 

PROGRAMMA DEL CORSO

 
 

“La musica sei tu!”

 

M° Alessandro Drago

 

Foligno (PG), dal 10 al 16 agosto 2026

 

Quali sono gli orientamenti, le spinte motivazionali di un giovane, alla ricerca di un suo spazio espressivo, il senso della sua presenza, in un mondo dove sembrano prevalere solo le qualità tecnico-virtuosistiche?    

Se consideriamo la musica come una forma di piacevole intrattenimento, una distrazione da un mondo in cui domina il nichilismo e la violenza, per un pubblico poco educato all’ascolto vero, ai musicisti non resta altro che una competizione infinita e alienante, dimenticando il significato più profondo della musica. Qual è per te il significato della musica?

 

Quando incontrai Celibidache (uno tra i più grandi direttori d’orchestra del ‘900), nel lontano 1985, per quattro anni, a Mainz, ai suoi corsi di “Fenomenologia della Musica”, fui colpito, letteralmente folgorato, dalla sua profondità di pensiero, dalla sensibilità e capacità di rispondere al mio desiderio di senso.

 

Ho compreso che, attraverso la conoscenza e l’utilizzo di precisi criteri di lavoro, l’essenza umana può vivere la realtà della percezione sonora, in connessione con un corpo “sensibilizzato”, reso disponibile al mistero del suono, in modo sempre più consapevole.

L’essenza umana si rende così disponibile alla connessione dei molteplici suoni che la coscienza accoglie nell’ascolto, e nell’atto di unificarli riconosce la sua specificità.

 

Insieme alle innumerevoli sollecitazioni, che ogni giornata lavorativa stimolava in me, durante i seminari di Celibidache, fui colpito da alcune sue affermazioni perentorie, come “la musica sei tu”, che indicavano un approccio filosofico, un’indagine sulla percezione umana, e quindi a investigare come i suoni e tutti i parametri sonori appaiano alla nostra coscienza.  Era un invito potente ad affrontare, alla radice, ciò che ogni studente di musica apprende, sempre in modo automatico, per sentito dire, ma raramente come esperienza vissuta.

 

Durante tutta la mia vita lavorativa successiva, di pianista e insegnante, ho continuato a riflettere e ad approfondire il significato di queste affermazioni, sulla natura del suono, sulla natura dell’essere umano e sulla necessità di individuare un terreno intersoggettivo, per una comunicazione condivisa, a partire dall’ambito musicale.

 

Erano questioni a cui, già da più giovane, avevo prestato attenzione, ma che, dopo Celibidache, attraverso criteri conoscitivi peculiari, potevano finalmente lasciar spazio a un nuovo modo di essere, e, attraverso di esso, trovare soluzione e applicazione immediata. 

 

Attraverso il metodo fenomenologico, si poteva osservare ogni dettaglio musicale, riconoscerne il valore, il significato, la funzione, ma solo all’interno di un contesto generale, tenuto insieme nella dimensione trascendente.   

Il lavoro “interpretativo” acquistava una valenza nuova, sia su di me, che sugli allievi che ho avuto la gioia di incontrare sulla mia strada di insegnante.  Il termine “interpretazione” perdeva il suo carattere di opinione, di solipsistica decisione di imporre all’altro una visione personale di un brano musicale, bensì, si riappropriava del significato originario di esegesi”, di tradurre, di donare vita e movimento a una serie di segni grafici impressi dal compositore su un foglio di carta, facendoli rivivere alla luce di una coscienza libera da schemi precostituiti.

Questo stesso atteggiamento era rivolto a individuare il gesto corporeo più idoneo a cogliere la giusta dinamica e il timbro più corrispondente, quindi anche a una tecnica più corretta, infatti, il metodo fenomenologico può essere di grande aiuto nel potenziare le conoscenze già acquisite della tecnica strumentale pianistica.

 

Queste esperienze e riflessioni continue, vissute durante lo studio personale, o tratte dall’interazione con gli allievi che hanno deciso di seguirmi in questo viaggio di scoperta, continuano a riempire di contenuto sempre nuovo ogni attimo di lezione.

 

In questo momento ho terminato la mia attività istituzionale, ma conservo ancora lo stesso entusiasmo nella condivisione di un modo di lavorare che non potrà mai perdere la sua efficacia nel tempo.

Sono ancora a disposizione di chiunque vorrà affrontare questo percorso esperienziale, anche attraverso seminari e corsi intensivi, come quello che annualmente si svolge a Foligno.

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I corsi sono aperti a tutti, a pianisti, ma anche a gruppi da camera, soprattutto a coloro che desiderano sperimentare nuove prospettive e dimensioni di ascolto.  

Per offrire una maggiore efficacia esperienziale, i corsi prevedono un numero ristretto di presenze attive effettive, ed un numero illimitato di uditori, i quali potranno interagire, ponendo domande o aggiungendo riflessioni.