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Alessandro Drago
si è
formato musicalmente, alla scuola del M°. G.Agosti,
sotto la cui guida si è diplomato al Conservatorio
‘S. Cecilia’ di Roma. In seguito, il prezioso
incontro con il M°. F. Zadra, di cui Drago è stato
per tre anni anche assistente a Lausanne (Svizzera),
lo ha messo in contatto con una delle più importanti
scuole internazionali di pianoforte, quella di V.
Scaramuzza, maestro tra gli altri di Marta Argerich,
B. Leonardo Gelber, D. Baremboim. Di fondamentale
importanza per il suo perfezionamento artistico è
stata la frequentazione dei seminari di
“Fenomenologia della Musica”, presso l’Università di
Mainz (Germania), condotti dal grande direttore
d’orchestra Sergiu Celibidache. Dopo il debutto
a Roma nel 1982 in occasione del Festival “Primavera di
Roma” insieme a pianisti di fama internazionale come
Magaloff, Gelber, Lonquich, Firckusny, Demus e Zadra, A.
Drago si è esibito, con successo, regolarmente in Italia e
all’estero.Ha suonato, come solista, in diverse istituzioni
concertistiche e festivals della Germania, Austria,
Svizzera, Argentina, Giappone, Russia, nonché per le società
Filarmoniche di Tallin (Estonia), Riga (Lettonia), Tbilisi
(Georgia). In Russia ha tenuto recitals anche al
Conservatorio di Mosca, e, con l’orchestra, nella sala
grande della Filarmonica di S.Pietroburgo. A. Drago
ha registrato per importanti emittenti radiotelevisive
(Radiotelevisione Argentina, Russa e la Bayerische Rundfunk
tedesca) e ha partecipato a trasmissioni radiofoniche della
RAI e Radio Vaticana. Dagli anni ’90, ha affiancato
all’attività solistica una intensa collaborazione artistica
con il quartetto d’archi Rimsky-Korsakov di S.Pietroburgo,
nonché con il clarinettista tedesco Klaus Hampl, il violista
russo Aleksej Popov e i violoncellisti Luca Fiorentini e
Francesco Sorrentino. A. Drago ha suonato in diverse
occasioni a Salisburgo, in recital e in duo con il
violoncellista americano Robert Choi e con il violinista Luz
Leskowitz. Già da molti anni si dedica con grande passione
alla formazione e al perfezionamento di giovani musicisti,
in Italia e all’estero, inoltre ha tenuto corsi e seminari
di introduzione alla “Fenomenologia della Musica” presso
associazioni musicali, l’Università di Sassari, e in alcuni
Conservatori di Musica presso i quali ha
insegnato.Attualmente A. Drago è docente di pianoforte
presso il Conservatorio di Foggia
Quota associativa: Euro 170,00
Quota di
frequenza del corso: Euro 200.00 |
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“La musica sei tu!”
M° Alessandro Drago
Foligno (PG), dal 10 al 16 agosto 2026
Quali sono gli
orientamenti, le spinte motivazionali di un giovane,
alla ricerca di un suo spazio espressivo, il senso
della sua presenza, in un mondo dove sembrano
prevalere solo le qualità tecnico-virtuosistiche?
Se consideriamo la
musica come una forma di piacevole intrattenimento,
una distrazione da un mondo in cui domina il
nichilismo e la violenza, per un pubblico poco
educato all’ascolto vero, ai musicisti non resta
altro che una competizione infinita e alienante,
dimenticando il significato più profondo della
musica. Qual è per te il significato della musica?
Quando incontrai
Celibidache (uno tra i più grandi direttori
d’orchestra del ‘900), nel lontano 1985, per quattro
anni, a Mainz, ai suoi corsi di “Fenomenologia della
Musica”, fui colpito, letteralmente folgorato, dalla
sua profondità di pensiero, dalla sensibilità e
capacità di rispondere al mio desiderio di senso.
Ho compreso che,
attraverso la conoscenza e l’utilizzo di precisi
criteri di lavoro, l’essenza umana può vivere la
realtà della percezione sonora, in connessione con
un corpo “sensibilizzato”, reso disponibile al
mistero del suono, in modo sempre più consapevole.
L’essenza umana si rende
così disponibile alla connessione dei molteplici
suoni che la coscienza accoglie nell’ascolto, e
nell’atto di unificarli riconosce la sua
specificità.
Insieme alle
innumerevoli sollecitazioni, che ogni giornata
lavorativa stimolava in me, durante i seminari di
Celibidache, fui colpito da alcune sue affermazioni
perentorie, come “la musica sei tu”, che
indicavano un approccio filosofico, un’indagine
sulla percezione umana, e quindi a investigare come
i suoni e tutti i parametri sonori appaiano alla
nostra coscienza. Era un invito potente ad
affrontare, alla radice, ciò che ogni studente di
musica apprende, sempre in modo automatico, per
sentito dire, ma raramente come esperienza vissuta.
Durante tutta la mia
vita lavorativa successiva, di pianista e
insegnante, ho continuato a riflettere e ad
approfondire il significato di queste affermazioni,
sulla natura del suono, sulla natura dell’essere
umano e sulla necessità di individuare un terreno
intersoggettivo, per una comunicazione
condivisa, a partire dall’ambito musicale.
Erano questioni a cui,
già da più giovane, avevo prestato attenzione, ma
che, dopo Celibidache, attraverso criteri
conoscitivi peculiari, potevano finalmente lasciar
spazio a un nuovo modo di essere, e, attraverso di
esso, trovare soluzione e applicazione immediata.
Attraverso il metodo
fenomenologico, si poteva osservare ogni dettaglio
musicale, riconoscerne il valore, il significato, la
funzione, ma solo all’interno di un contesto
generale, tenuto insieme nella dimensione
trascendente.
Il lavoro
“interpretativo” acquistava una valenza nuova, sia
su di me, che sugli allievi che ho avuto la gioia di
incontrare sulla mia strada di insegnante. Il
termine “interpretazione” perdeva il suo
carattere di opinione, di solipsistica decisione di
imporre all’altro una visione personale di un brano
musicale, bensì, si riappropriava del significato
originario di “esegesi”, di tradurre,
di donare vita e movimento a una serie di
segni grafici impressi dal compositore su un foglio
di carta, facendoli rivivere alla luce di una
coscienza libera da schemi precostituiti.
Questo stesso
atteggiamento era rivolto a individuare il gesto
corporeo più idoneo a cogliere la giusta dinamica e
il timbro più corrispondente, quindi anche a una
tecnica più corretta, infatti, il metodo
fenomenologico può essere di grande aiuto nel
potenziare le conoscenze già acquisite della tecnica
strumentale pianistica.
Queste esperienze e
riflessioni continue, vissute durante lo studio
personale, o tratte dall’interazione con gli allievi
che hanno deciso di seguirmi in questo viaggio di
scoperta, continuano a riempire di contenuto sempre
nuovo ogni attimo di lezione.
In questo momento ho
terminato la mia attività istituzionale, ma conservo
ancora lo stesso entusiasmo nella condivisione di un
modo di lavorare che non potrà mai perdere la sua
efficacia nel tempo.
Sono ancora a
disposizione di chiunque vorrà affrontare questo
percorso esperienziale, anche attraverso seminari e
corsi intensivi, come quello che annualmente si
svolge a Foligno.
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I corsi sono aperti a tutti, a pianisti, ma anche a
gruppi da camera, soprattutto a coloro che
desiderano sperimentare nuove prospettive e
dimensioni di ascolto.
Per offrire una maggiore
efficacia esperienziale, i corsi prevedono un numero
ristretto di presenze attive effettive, ed un numero
illimitato di uditori, i quali potranno interagire,
ponendo domande o aggiungendo riflessioni.
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